Casa Nora, per coloro che fuggono dalla violenza

Casa Nora è il primo rifugio d’emergenza della Valle Subequana, realizzato al termine di un percorso iniziato oltre un anno fa nell’ambito del progetto Dea Montagna. Il progetto, sostenuto da ActionAid e dalla Fondazione Realizza il Cambiamento nel programma europeo NORA against GBV, si è concluso con la consegna di Casa Nora alla comunità. Attraverso interventi sul territorio, incontri e attività di ascolto nella Valle Subequana, il progetto ha creato una rete operativa.

Casa Nora fornisce protezione immediata alle donne che devono allontanarsi rapidamente da situazioni di violenza. Secondo Gianna Tollis, presidente dell’associazione capofila La Diosa, le case rifugio esistenti sono limitate e spesso al completo, mentre i bed and breakfast non offrono adeguata sicurezza. Casa Nora risponde alle esigenze critiche delle prime settimane, quando la rapidità di intervento della rete è essenziale.

L’indirizzo di Casa Nora rimane segreto e viene rivelato solo alle persone vulnerabili a rischio.

Realizzata in collaborazione con i sindaci dei comuni della valle, la struttura ospiterà donne vittime di violenza per periodi brevi, coordinando gli interventi tra operatrici, forze dell’ordine e amministrazioni locali. Tollis rileva che i fondi ActionAid si stanno esaurendo e sarà necessario un sostegno finanziario stabile per mantenere l’operatività.

Il progetto Dea Montagna mirava a sensibilizzare sul tema della violenza di genere nel territorio dell’Unione Montana Sirentina. Un monitoraggio basato su circa 100 questionari ha evidenziato che i partecipanti erano principalmente donne residenti, con limitata presenza maschile e giovanile. Le rispondenti hanno richiesto informazioni per riconoscere la violenza psicologica ed economica e orientamenti per affrontare questi temi in famiglia, in particolare con gli adolescenti.

Milena Molozzu, progettista e coordinatrice del partenariato, ha spiegato che l’iniziativa è partita da un tavolo di lavoro tra donne con competenze diverse e si è sviluppata attraverso una collaborazione professionale condivisa e un ascolto costante del territorio. Questo approccio, insieme al coinvolgimento delle istituzioni locali, ha permesso di creare una rete capace di attivarsi in modo rapido e concreto.

Le attività del progetto proseguiranno fino a fine anno, con incontri nelle scuole a cura del Gran Sasso Science Institute e dell’Università degli Studi di Teramo. La rete rimarrà operativa dopo la chiusura formale del progetto, mantenendo i collegamenti tra associazioni, istituzioni e comunità.

Fonte: Il germe


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